L’angolo della lettura: “Vuoto a perdere”, di Noemi Urso

Come avevo anticipato tempo addietro, questo blog non si occuperà solo di roba strettamente legata a BUTAC o alle bufale. Oggi voglio invitarvi a una piacevole lettura.
Raramente scrivo recensioni di libri e quando lo faccio, c’è una precisa ragione: quel libro deve essermi piaciuto in maniera viscerale. A prescindere dal genere e dal grado di vicinanza, emotiva o meno, che potrei avere con l’autore. Come in questo caso.

Chi mi segue da un po’ sa bene quali siano i miei studi formativi, ben radicati nella letteratura. Non mi ritengo per nulla avido, anzi, posso tranquillamente definirmi un discreto lettore con un preciso difetto: essendo incapace di leggere solo a livello emotivo, la mia è una lettura che unisce la disillusa analisi delle funzioni letterarie alla sfida di essere, in qualche modo, intrattenuto.
Difficilmente digerisco libri presentati come “popolari”. Non succede per snobismo personale – d’altronde li leggo comunque – ma perché dopo poco intravedo l’inerzia da uno sviluppo promettente, o la tristezza di una scommessa mal spesa.

Nonostante la buona impressione dello sneak peek da lei offertomi, nutrivo comunque un forte scetticismo sull’impostazione “popolare” dell’opera prima di Noemi Urso, collaboratrice di BUTAC nonché avida lettrice di alta letteratura – lei sì.

Ancora una volta, sono stato felicemente contraddetto.

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A noi vivi.

Ieri mi è arrivata una segnalazione per BUTAC: il sito Dionidream rilancia la vecchia testimonianza (2012) di un signore che avrebbe curato l’astrocitoma anaplastico di sua moglie con un mix di terapie alternative, tra cui Di Bella.

Nel corso dell’articolo – un pezzo del Giornale scritto da una fervida sostenitrice di Vannoni e Di Bella – si capisce che la signora non è guarita completamente e che il cancro non è avanzato né migliorato, ma tutto viene sbandierato come una specie di vittoria. Lo stesso signore si vanta ora di dare consulenze a titolo gratuito – ed è un mero odontoiatra.
Ripercorrendo la traccia storica, appena uscito il pezzo fece il suo giro e finì nelle mani delle pagine a sostegno del metodo-fuffa. Investigando, incappo nei commenti di una pagina in cui una degli utenti, che chiameremo A., si sarebbe messa in contatto con il tale dell’intervista. La speranza era quella di poter curare sua figlia, affetta dallo stesso male. Poche battute dopo e A. sostiene di aver avuto un contatto, e che avrebbe aggiornato tutti a riguardo. Siccome né il pezzo di Dionidream, né quello de il Giornale rivelano il cognome dell’odontoiatra, ho voluto investigare sul profilo di A.

La signora era divenuta col tempo una fervida sostenitrice delle cure alternative e si era avvicinata al regime vegano durante la malattia della figlia. Aveva postato molta roba sui “progressi della medicina alternativa”, aveva diffuso la presunta importanza dell’assunzione della vitamina C per la prevenzione dei tumori. Aveva creduto alla profezia Maya. Il profilo faceva vedere poco riguardo al resto; del tizio in questione, nessuna traccia.

L’ultimo post di dicembre 2012 non lasciava dubbi.

Una foto di A. e della figlia. Insieme, in una località forse straniera, a darsi un tenero bacetto sulla guancia. E la didascalia con su scritto “Buon Natale anche a te, che non ci sei più”.

Mi sono alzato dalla sedia. Mi sono allontanato. Ho trovato un angolo dove chiudermi. E ho pianto.

Non so dire se quella ragazza è morta per le cure alternative, o per l’irrecuperabilità dello stadio in cui si trovava il tumore. Quello che so dire è solo ciò che ho provato: un lungo rantolio funebre, desolante come il cupo tocco di una campana. Un urlo che rieccheggia da un profilo al limite del parossismo, mani a schiacciare guance nel tentativo di strozzare il pianto. Lo strazio di una madre non ha eguali, specialmente quando egoisticamente crede di illudere la Morte con la promessa di un miracolo dietro l’angolo. Specialmente quando quel miracolo non arriva.

Quattro mesi e mezzo dopo la fine della guerra di secessione, Abramo Lincoln fu presente all’inaugurazione di un cimitero memoriale dei caduti di guerra. Era il 19 Novembre 1863 e Gettysburg aveva bevuto il sangue di Nord e Sud. La Storia avrebbe ricordato i primi, la pigrizia dell’uomo solo la sua futilità. Forse Lincoln aveva in mente questo, quando pronunciò il suo celebre discorso.

The world will little note, nor long remember what we say here, but it can never forget what they did here. It is for us the living, rather, to be dedicated here to the unfinished work which they who fought here have thus far so nobly advanced. It is rather for us to be here dedicated to the great task remaining before us — that from these honored dead we take increased devotion to that cause for which they gave the last full measure of devotion — that we here highly resolve that these dead shall not have died in vain — that this nation, under God, shall have a new birth of freedom — and that government of the people, by the people, for the people, shall not perish from the earth.

Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.

Sta piuttosto a noi il votarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano (per nulla); che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra. (Wikipedia)

Mi permetto di parafrasare quanto disse Lincoln: a noi vivi spetta il compito di vegliare sui venditori di fumo. A noi vivi – che siamo sopravvissuti ai nostri cari colpiti da mali innominabili, o meno, poco importa – spetta il compito di onorare qualunque morto, a prescindere quale sia stata la causa, “cura alternativa” o meno. E il compito lo si svolge solo, paradossalmente, avvertendo gli altri dei rischi che la libertà di scelta comporta.

La responsabilità.

Il Ninth

Tyto e le tette (ovvero: il caso Grillo)

Se ne stan dicendo di cotte e di crude sull’ennesima sparata di Beppe Grillo avvenuta il 9 maggio, in occasione della “Marcia per il reddito di cittadinanza”. Che Grillo non sia il migliore degli esempi quando si parla di politica, è purtroppo un dato di fatto: spesso i giornalisti strumentalizzano le sue parole, ma quando esse vengono ampliate e godono del loro significato originale, talvolta la realtà supera anche la più becera delle fantasie. Capita poi che il lavoro tutto sommato modesto di chi dovrebbe riportare la realtà dei fatti viene travisato anche per via di una scarsa chiarezza nell’esposizione, dando adito a una socialgogna che definire maccartista è un eufemismo.

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“E se sperimentassimo sui pedofili?”

PREMESSA: Non scrivo questo articolo per difendere una categoria di molestatori o spingere chiunque a commettere questo esecrabile delittoCome già altri hanno fatto prima di me, cerco solo di spiegare in maniera quanto più neutrale se sia possibile o meno sperimentare su di essi. Considero questo pezzo come la sintesi di dieci mesi di contatto con la realtà della ricerca italiana, spesso posta sotto attacco per motivazioni irrazionali.

***

Una delle proposte che vengono mosse più di frequente come alternativa alla sperimentazione animale è senza dubbio questa domanda evergreen:

Perché non sperimentare sui pedofili?

L’avrete letto ovunque. L’avrete sentito sulla bocca di tutti. Magari l’avrete anche detta in un impeto di rabbia. Ma è davvero fattibile?

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E niente, sono qui.

Dunque… da dove comincio…

Sono uno dei debunker di Bufale un tanto al chilo, mi firmo Ninth; oltre a sbufalare, mi occupo di proof-reading ed editing dei pezzi che escono nei ritagli di tempo. Ho iniziato l’avventura nel mondo della corretta informazione il 5 maggio 2014, non molto dopo aver conseguito la laurea. Prima di allora, ho seguito un sacco di pagine dedicate alla divulgazione scientifica, Pro-Test Italia Italia Unita per la Scienza fra le tante.
Al momento seguo una Magistrale in Scienze della Traduzione. Non mi dispiacerebbe diventare uno scrittore – tutti noi abbiamo un sogno nel cassetto, giusto? – ma per il momento mi accontento di continuare come articolista.

Mi incuriosisce la comunicazione in qualsiasi sua forma e il modo in cui essa raggiunge gli utenti, conformandosi ai bias cognitivi tipici della mente umana. Nutro soprattutto un grande interesse per la cosiddetta “disinformazione”. Non importa da quale sito essa provenga o il campo sociale a cui si riferisce: siamo tutti responsabili di un’informazione sbagliata o spiegata in modo errato; lo siamo ancor di più quando essa è falsa. Parafrasando ciò che disse Tim Minchin, l’unica alternativa all’informazione è la menzogna. E io odio le menzogne, da qualunque parte esse provengano.
Per questo motivo cerco sempre di essere imparziale durante la stesura degli articoli su BUTAC. Non faccio mai distinzioni di sorta quando mi giungono segnalazioni in merito a qualunque argomento di cui ne sappia qualcosa: chiunque può sbagliare, nessuno escluso. È una legge a cui rispondono tutti, sottoscritto incluso. Sentitevi liberi di commentare e segnalare errori o precisazioni, dunque, nella sezione commenti. Ovviamente, vige la regola del rispetto ed eliminerò fin da subito i commenti offensivi. Se non vi rispondo, non fatevi troppi viaggi mentali: magari sono semplicemente occupato e non ho tempo di rispondere a tutti.

Questo blog raccoglierà soprattutto le mie opinioni in merito agli argomenti di attualità che più mi hanno colpito, ma non nasce col solo intento di offrire un servizio antibufala. I miei articoli per BUTAC verranno condivisi sulla mia pagina, che vi invito a seguire nel caso non lo abbiate già deciso. Quando siete qui, immaginate di trovarvi a una festa in puro stile Gatsby, dove il clou sarà tuffarsi in una enorme jacuzzi di champagne. In sottofondo c’è della buona musica progressive e lounge, i cocktail sono serviti freddi e la compagnia è fra le migliori. Una bella festa del cazzeggio dove si festeggia anche il lato frivolo della vita. Videogiochi nuovi e vecchi, musica, libri, fantascienza, curiosità – qualunque cosa, basta divertirsi e sapersi divertire.

Spero a voi piaccia questo sito, come a me piace spiegare ciò che penso. Non aggiornerò con frequenza, ma fidatevi, saprò farmi sentire.

Buona permanenza.

Il Ninth